La salute mentale dei giovani italiani:
un’emergenza silenziosa
La pandemia di COVID-19 ha lasciato un’impronta devastante sulla salute mentale dei giovani italiani, con conseguenze che continuano a manifestarsi in modo preoccupante. Il 49,4% dei giovani italiani di età compresa tra i 18 e i 25 anni ha dichiarato di aver sofferto di ansia e depressione negli anni successivi all’emergenza sanitaria (Censis, Agenzia Nazionale per i Giovani & Consiglio Nazionale dei Giovani, 2022). Oltre 700.000 giovani italiani under 25 convivono con problemi di salute mentale, con ansia e depressione tra i più diffusi, secondo il rapporto OCSE “Promoting good mental health in children and young adults” (2024).
L’isolamento prolungato, la didattica a distanza, la perdita di routine e socialità hanno colpito duramente una generazione in una fase cruciale dello sviluppo psicosociale. Il 41% degli adolescenti italiani ritiene che la propria salute mentale abbia risentito negativamente della pandemia, con un impatto particolarmente marcato sulle ragazze: il 52% delle femmine dichiara un impatto negativo a fronte del 31% dei maschi (Istituto Superiore di Sanità, indagine HBSC 2022). L’indice di salute mentale tra gli adolescenti è crollato in un solo anno da 73,9 a 70,3 tra il 2020 e il 2021 (Istat, Bes).
I servizi di neuropsichiatria infantile sono al collasso. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma le consulenze neuropsichiatriche presso il pronto soccorso sono passate dalle 237 del 2013 alle 1.415 del 2023, con un aumento del 500% (Vicari, 2024). Gli accessi per autolesionismo sono passati dai 25 del 2013 ai 607 del 2023. La Sezione Siciliana della SINPIA denuncia una “crescita esponenziale degli accessi in Pronto Soccorso” e un “inarrestabile e preoccupante aumento dei disturbi psichiatrici in età evolutiva”, in particolare ansia, depressione, ritiro sociale, disturbi alimentari, autolesionismo e suicidalità (SINPIA Sicilia, 2025).
Nel 2023, il numero complessivo di accessi al pronto soccorso per disturbi psichiatrici è stato di 573.663, pari al 3,1% del totale degli accessi, con il 13% che ha richiesto un ricovero (Rapporto Salute Mentale del Ministero della Salute, 2023). Le liste d’attesa per i servizi territoriali sono drammaticamente lunghe, mentre le strutture specializzate e i professionisti dedicati scarseggiano.
La pandemia ha determinato un aumento del 25% dei casi di ansia, depressione e solitudine a livello globale (OMS), aggravando il carico personale, sociale e familiare. Disturbi alimentari, autolesionismo e dipendenza da schermi sono cresciuti in modo allarmante. Nel 2022, i suicidi in Italia sono stati 3.934, il dato più alto dal 2015, confermando un fenomeno in costante crescita.
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
- Censis, Agenzia Nazionale per i Giovani, & Consiglio Nazionale dei Giovani. (2022). Generazione Post Pandemia: Bisogni e aspettative dei giovani italiani nel post Covid 19.
- Di Cesare, M., Magliocchetti, N., Romanelli, M., & Santori, E. (2023). Rapporto Salute Mentale 2022. Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Ministero della Salute.
- Istituto Superiore di Sanità. (2022). Indagine HBSC Italia 2022 – Health Behaviour in School-aged Children.
- OCSE. (2024). Promoting good mental health in children and young adults. Best practices in public health.
- SINPIA Sicilia. (2025). Lettera aperta alle istituzioni regionali sulla neuropsichiatria infantile.
- Vicari, S. (2024). Dati Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma.
- Istat (vari anni). Indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes). Indice di salute mentale per fascia d’età (2016-2022).
- Openpolis – Con i Bambini (2022, 2023). La salute mentale di bambini e ragazzi dopo l’emergenza Covid. Elaborazioni su dati Istat.
È solo il post-Covid?
Sarebbe semplicistico dire che il disagio giovanile, l’ansia diffusa, la paura del futuro, lo scollamento sociale siano tutte conseguenze della pandemia. Anzi, potremmo dire che il Covid-19 ha catalizzato una serie di processi già in atto.
Vediamone qualcuno:
1. Uso problematico di smartphone e social media
Ricevere uno smartphone prima dei 13 anni è associato a un peggioramento della salute mentale in età adulta, con aumento di pensieri suicidi, aggressività, distacco dalla realtà e difficoltà nella regolazione emotiva (Thiagarajan et al., Journal of Human Development and Capabilities, 2025). Il 48% delle donne tra 18 e 24 anni che hanno ricevuto uno smartphone a 5-6 anni ha riportato pensieri suicidi, rispetto al 28% di quelle che lo hanno avuto a 13 anni (Global Mind Project, 2025).
Gli adolescenti che trascorrono più tempo utilizzando i social media hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione, ansia e altri disturbi. La deprivazione di sonno è entrata in modo potente nell’età evolutiva, arrivando fino a 2 ore di sonno in meno al giorno rispetto a quanto dormivano gli adolescenti di 20 anni fa.
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
- Thiagarajan, T.C. et al. (2025). Protecting the developing mind in a digital age: a global policy imperative. Journal of Human Development and Capabilities, 26(3), 493-504.
- Pugno, M. (2025). Does social media harm young peoplÈs well-being? A suggestion from economic research. Academia Mental Health and Well-Being, 2(1).
- Haidt, J. (2024). The Anxious Generation: How the Great Rewiring of Childhood Is Causing an Epidemic of Mental Illness. Penguin Press.
- Odgers, C. & Jensen, M. (2020). Annual Research Review: Adolescent mental health in the digital age. Journal of Child Psychology and Psychiatry.
- Global Mind Project – Sapien Labs (2025). Dati su proprietà precoce smartphone e salute mentale.
- IPSICO, Firenze (2024). La complessa relazione tra social network e salute mentale negli adolescenti. 22 novembre 2024.
- Agenda Digitale (2025). Smartphone e social, veleno per i minori: gli studi parlano chiaro. Gennaio 2025.
2. Crisi climatica ed ecoansia
Per il 44% dei giovani italiani tra 18 e 35 anni l’ansia legata al cambiamento climatico ha un impatto negativo concreto sul benessere psicologico quotidiano (Istituto Europeo di Psicotraumatologia, 2024). Il 41% dei giovani associa il cambiamento climatico a sentimenti di ansia per il futuro, il 19% a rabbia e frustrazione, il 16% a impotenza e rassegnazione.
L’impatto del cambiamento climatico sul disagio psicologico è mediato da tre fattori: l’ecoansia, il pessimismo nei confronti del futuro e, soprattutto, la mancanza di scopo nella vita, che mina la capacità di progettare il proprio percorso personale e professionale.
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
- Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (IEP) (2024). Studio sull’ecoansia condotto per Greenpeace Italia e ReCommon, pubblicato su Journal of Health and Environmental Research. Dati raccolti giugno-novembre 2024 su 3.607 giovani italiani (18-35 anni).
- Fioravanzo, R.E. (2024). Dichiarazioni come presidente dello IEP sulla crisi emotiva legata al cambiamento climatico.
- Greenpeace Italia & ReCommon(2024). Indagine sulla salute mentale e crisi climatica, in collaborazione con Unione degli Universitari (UDU) e Rete degli Studenti (RdS).
- UNICEF Italia & Youtrend (2025). Crisi climatica ed Ecoansia in Italia. Preoccupazioni ambientali e salute mentale. 22 aprile 2025.
- Legambiente (2024). Ecoansia, l’altra faccia della crisi climatica. 20 novembre 2024.
- The Lancet (studio citato). Indagine su giovani 16-25 anni e percezione del futuro climatico
3. Precarietà lavorativa e incertezza economica
Un operaio under 35 percepisce mediamente meno di 14.000 euro annui, ben al di sotto dei 20.000 euro dei colleghi over 35 (dati INPS 2025). Un lavoratore under 35 su tre in Italia è colpito da povertà lavorativa (CGIL, 2026).
In Italia il 18% dei giovani è nella categoria NEET (Not in Education, Employment or Training), il secondo valore più alto in Europa dopo la Romania, pari a 1,5 milioni di giovani. Dei nuovi contratti attivati nel 2021, sette su dieci sono a tempo determinato (Rapporto INAPP, 2022).
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
- INPS (2025). Dati retributivi su operai under 35. Analisi CGIL.
- CGIL 2024, 2026). Analisi sulla precarietà giovanile e povertà lavorativa. Giovani in pausa: precarietà e bassi salari.
- UIL (2024). La precarietà giovanile in Italia. Campagna “No ai lavoratori fantasma”. 22 luglio 2024.
- Bombardieri, P.P. (2025). Dichiarazioni del Segretario Generale UIL su condizione lavorativa giovani. UIL Camp, settembre 2025.
- Eurostat (vari anni). Dati su disoccupazione giovanile, NEET, occupazione in Europa.
- Istat (2025). Dati su istruzione, dispersione scolastica e mercato del lavoro. Rapporto maggio 2025.
- Censis (2025). Indagine su ansia e depressione tra giovani under 25. Febbraio 2025
4. Pressione scolastica e competitività
Il 54% dei giovani della Generazione Z ha riferito di aver vissuto episodi di stress tali da non poter svolgere attività quotidiane come andare al lavoro o a scuola (World Mental Health Day Report, Ipsos 2024). Le cause principali del disagio sono legate al lavoro, alla pressione sociale e scolastica, all’incertezza economica e alle difficoltà relazionali.
Il sistema educativo italiano presenta gravi carenze: solo il 65,5% degli italiani tra 25 e 64 anni possiede almeno il diploma, ben al di sotto della media europea, e la mancanza di supporto adeguato per studenti in difficoltà alimenta disuguaglianze e stress.
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
- Ipsos (2024). World Mental Health Day Report. Dati su Generazione Z e stress.
- Ricolfi, L. (2023). Intervista su sistema scolastico italiano e preparazione giovani. Linkiesta, 15 settembre 2023.
- Istat (2024-2025). Rapporti su livello di istruzione adulti italiani e confronto europeo.
5. Incertezza geopolitica e crisi multiple
Oltre un giovane su tre sotto i 25 anni ha manifestato nell’ultimo anno sintomi significativi di ansia o depressione (Censis, febbraio 2025). La Generazione Z si trova a dover affrontare sfide enormi: un futuro segnato dalla crisi climatica, dalla precarietà economica, dall’instabilità geopolitica e dall’incertezza sociale.
Le guerre (Ucraina, Medio Oriente, Sud America) e le tensioni internazionali, diffuse incessantemente dai media, alimentano senso di impotenza e paura nei giovani, che percepiscono questi conflitti come minacce reali e tangibili. A ciò seguono pattern cognitivi e comportamentali tipici:
- negazione del problema;
- evitamento delle informazioni;
- evitamento del confronto con più fonti di informazioni e prospettive (semplificazione dei problemi -> diminuzione dell’incertezza);
- trovare un colpevole unico da odiare e potenzialmente distruggere con la formazione di gruppi solidali, siano essi formali o informali, prossimali o distribuiti e così via.
Tutti questi pattern, che si possono presentare anche in combinazione tra loro, e altri ancora non sono che palliativi, che non risolvono se non in modo temporaneo e superficiale il problema dell’ansia e dell’incertezza, lasciando sequele potenzialmente dannose lungo il cammino di crescita dei giovani.
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
Censis (2025). Indagine su ansia e depressione tra giovani under 25. Febbraio 2025.
Del Vecchio, S. (2025). Traumi Collettivi e Vulnerabilità Psicosociali: Analisi dell’Impatto sulle donne e sui giovani adulti e ruolo degli interventi digitali.
6. Isolamento sociale e perdita di relazioni autentiche
Il benessere dei giovani è crollato al di sotto di quello della popolazione di mezza età, invertendo il tradizionale andamento a U del benessere lungo la vita (Blanchflower et al., 2025). L’uso pervasivo dei dispositivi a schermo causa lo spiazzamento di attività benefiche, in particolare il gioco con gli altri bambini, non strutturato e in spazi comuni.
Fonti e studi di interesse per approfondimenti:
- Blanchflower, D.G., Bryson, A., Xu, X. (2025). The declining mental health of the young and the global disappearance of the unhappiness hump shape in age. PLoS One, 20(8): e0327858.
- Arcari e altri (2025). Uno, Nessuno, Centomila. Giovani Il benessere emotivo nella transizione scuola Lavoro. AnciLab Editore
- Distefano, C. (2021). La questione Hikikomori: tra isolamento sociale e responsabilità educative. In Investigación e innovación educativa frente a los retos para el desarrollo sostenible (pp. 944-958). Dykinson SL.
- Da, R. L., & Perulli, L. (2025). Il ritiro sociale in adolescenza: Attualità e prospettive.
In sintesi:
Se è pur vero che l’adolescenza, nelle sue diverse fasi, costituisce un’età necessariamente di cambiamenti e di sfide, che inevitabilmente pongono il giovano di fronte all’incertezza e all’ansia, oggi ci troviamo in una situazione particolarmente complessa, ove vari fattori di stress sono interconnessi su una scala, spaziale e temporale, impensabile solo qualche anno fa: tecnologia invasiva, crisi ambientale, precarietà economica, pressione per il successo e incertezza globale. Questa combinazione crea un carico psicologico senza precedenti che richiede interventi urgenti e strutturali a livello sociale, educativo e sanitario.
Senza interventi mirati e investimenti consistenti nella salute mentale giovanile, il rischio è che i disagi psicologici emersi con la pandemia possano cronicizzarsi, con ricadute a lungo termine sul tessuto sociale ed economico del paese. Il sistema sanitario nazionale fatica a rispondere adeguatamente a questa emergenza silenziosa, che richiede un’azione immediata e strutturale per garantire il benessere delle nuove generazioni.
Musei contro ansia, stress e isolamento sociale: la terza fase del progetto ASBA dedicata agli adolescenti
Il Progetto ASBA (Anxiety, Stress, Brain-friendly museum Approach) prosegue il suo percorso di ricerca e intervento nel campo del welfare culturale dedicando la sua terza fase operativa al benessere degli adolescenti.
Dopo aver approfondito l’impatto della museoterapia sui cittadini adulti tra il 2022 e il 2023 e sul personale dei musei nel 2024, l’iniziativa si rivolge ora agli under 18 per offrire risposte concrete a problematiche contemporanee quali ansia, stress e isolamento sociale.
La sperimentazione, realizzata grazie all’adesione di due istituti del Comune di Milano, Museo di Storia Naturale e della Galleria d’Arte Moderna, coinvolgerà gruppi di giovani tra i 14 e i 17 anni in percorsi guidati da ricercatori e terapeuti certificati.
Le attività si avvarranno di metodologie come la Mindfulness, l’Arte Terapia e il metodo Nature+Art, strutturate per stimolare l’immersione profonda e la riduzione dell’ansia e dello stress attraverso il contatto diretto con il patrimonio culturale. Ogni incontro sarà articolato in quattro momenti: una parte informativa, un’esperienza pratica davanti agli oggetti del museo, la spiegazione degli stessi e un dibattito finale volto a favorire l’incontro tra persone e culture. Per garantire la solidità scientifica dei risultati, i livelli di ansia e stress dei partecipanti saranno monitorati all’inizio e alla fine di ogni sessione mediante test standardizzati e dispositivi dedicati come il BCI (brain-computer interface) si tratta di uno strumento wireless completamente innocuo in grado di misurare l’attività cerebrale durante l’attività.
ASBA segue un protocollo di ricerca che è stato approvato dal Comitato Etico dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e si basa sull’approccio Brain-Friendly Museum (Routledge, 2023). Attraverso protocolli di ricerca rigorosi e interdisciplinari, il museo diventa anche spazio rigenerativo e di promozione della salute pubblica e della coesione sociale, capace di incrementare il benessere mentale e la conoscenza delle collezioni museali.
Annalisa Banzi annalisa.banzi@unimi.it
Claudio Lucchiari claudio.lucchiari@unimi.it
Elena Nava elena.nava@unimib.it
Maria Elide Vanutelli maria.vanutelli@unimib.it
Raffaele Folgieri raffaella.folgieri@unimi.it
Vittorio A. Sironi vittorio.sironi@unimib.it
